I miei fallimenti: i 100 km (2018)

PROLOGO

“Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio”.

Ho imparato che nella vita ci sarà sempre qualcuno “più maratoneta” di te. Corri la 5k, e arriva l’amico che fa i 10k. Scegli la mezza maratona e incontri chi va tranquillo sui 42km. Scegli allora di correre l’intera maratona e ti vedi superato dai cosiddetti “ultra”: quelli che di chilometri ne fanno addirittura 100!

Io – che a farmi superare proprio non ci so stare – decisi nel 2018 di fare questo ulteriore passo (che si rivelerà poi letteralmente “più lungo della gamba”). Dopotutto qualche “quarantadue” l’avevo già corsa e allora mi chiesi: perché non arrivare a 100 km, correndo da Firenze a Faenza in Emilia?

Complici un amico con cui condividere il folle progetto e anche un programma di allenamenti che iniziava a novembre (la gara sarebbe stata a maggio dell’anno successivo), mi lanciai in questa ennesima avventura. “Passatore 2018, sto arrivando” mi dicevo.

FIN QUI TUTTO BENE. FIN QUI TUTTO BENE.

L’errore? Credere di avere il successo in tasca.

Il Passatore è una gara tosta. Parti da Firenze in Toscana e ti ritrovi dopo 100 km in Emilia a Faenza: devi letteralmente attraversare gli Appennini di corsa! Nei mesi precedenti ero fiducioso: l’allenamento procedeva con distanze crescenti, ritmi sempre migliori, motivazione a vicenda con un mio amico.

La settimana-tipo in allenamento prevedeva:
– 20 km al giorno dal lunedì al venerdì

– 60-70 km nel weekend
– 200 km in tutto con diversi tratti da fare in salita/discesa.

Utilizzai perfino due maratone “solo” come allenamento, correndo alla Reggia di Caserta e alla maratona di Milano. Mi sentivo pronto. Eppure – arrivato a maggio 2018 – la mia gara si concluse dopo appena 32 km di corsa. E in ospedale.

COSA HO IMPARATO

Codice giallo al pronto soccorso, notte in osservazione, dimissioni solo il mattino dopo alle 6.

Al chilometro 32 accade qualcosa. Ad un ristoro gara svengo all’improvviso, per 10 secondi – mi dicono – non ci sono più e poi mi riprendo. “Voglio continuare a correre” dico a chi si avvicina per assistermi. Il medico, però, non si mostra d’accordo e mi mette su un ambulanza che sfreccia poi via verso l’ospedale.

Eppure stavolta mi ero avvicinato alla gara con cautela. Il programma era quello di “onorare” la gara con almeno 70 km e invece mi fermo a neanche un terzo della competizione. Che gran fallimento!

La “lezione” di quella gara la imparo dal mio compagno per caso nella stanza dell’ospedale, originario di Ravenna. Anche lui crollato durante il Passatore, era però alla sua decima partecipazione (e le precedenti nove gare le aveva finite tutte). Per quanto puoi pianificare e organizzare, ci saranno sempre delle cose che non puoi controllare: gli imprevisti.

Saranno state le emozioni, l’ondata di caldo o una preparazione sbagliata: chi può saperlo. Del resto “fare previsioni è molto difficile, soprattutto sul futuro” mi dice scherzando. 

E allora la cosa più bella per me e per lui è riguardare ogni tanto questa foto scattata insieme dopo la notte in ospedale. Il ricordo di un fallimento, diviso in due e sofferto a metà.  Il migliore (nuovo) punto di partenza per l’allenamento dell’anno successivo.

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2021-06-30T11:14:04+02:00 Maggio 21st, 2021|Categories: AllenaMenti|